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The Human Centipede II (Full Sequence), ovvero l’eterno ritorno dell’autofagocitazione postmoderna.

La solita critica ottusa vuole farci credere che Tom Six sia un incapace, colpevole di aver confezionato due film ai limiti della spazzatura, ma sappiamo bene che la maggior parte dei veri geni è stata boicottata e incompresa, salvo poi furbette riscoperte post mortem. Alle critiche secondo cui il primo episodio di Human Centipede fosse troppo autocompiaciuto e non osasse abbastanza, Six risponde con uno dei migliori horror degli ultimi anni, forse, finalmente, la pellicola che segnerà la rinascita di un genere ormai da troppo tempo dato per morto.

Se il primo film poteva sembrare incerto, questo secondo capitolo alza la posta in gioco e mostra il talento visionario del regista ai suoi massimi livelli. Il superbo bianco e nero, degno della miglior tradizione noir americana, ci inserisce subito in un’atmosfera molto più cupa e malinconica di quanto visto precedentemente. Ma questa è solo la prima di tante citazioni e rimandi al mondo del cinema, in un gioco metatestuale e narrativo che a poco a poco svela le sue trame. Le scelte di casting si rivelano eccezionali, con la predilezione per una fisiognomica lombrosiana che ricorda da vicino il grandissimo Fellini.

Che lineamenti! Che impatto!

La storia è un continuo rimando all’opera stessa (persino la famosa tagline non sfugge alla tagliente ironia di Six), ma questa volta ci troviamo di fronte a personaggi solo all’apparenza grotteschi o surreali, quasi usciti da un impasto burroughsiano amalgamato con un po’ di assurdo beckettiano e masticato e sputato con ferocia da Buñuel (quello del periodo messicano, però). Ma solo un’occhio attento bollerebbe i personaggi come stereotipati, in realtà lo scavo psicologico è incredibilmente profondo e stimolante, anche se condotto con metodi non certo ortodossi.

Che profondità!

Tutto ciò non impedisce comunque di premere l’acceleratore sul gore, quasi ad accontentare chi si lamentava del primo episodio, ritenendolo troppo pudico. Per gli amanti del genere possiamo assicurare che la carne al fuoco è tanta, e Six la serve al sangue, tanto da far rischiare l’indigestione pure a Roth, Laugier, Spasojević e compagnia.

Ciò che a un’occhio poco attento può sembrare un film ripetitivo è in realtà una superba messa in scena che ha nella medesima struttura la sua chiave di lettura. La trama replica se stessa perché è in realtà la riproduzione della struttura dei centopiedi: sezioni che camminano una dietro l’altra, apparentemente uguali, ma ognuna dotata di moto proprio. Ci troviamo quindi di fronte a un’opera postpostmoderna, che si autofagocita per cagarsi in bocca contemporaneamente e vivere così dei suoi scarti.

Che composizione!

Il gioco di rimandi non è quindi fine a se stesso (anche se sono particolarmente gustosi gli omaggi a Tarantino e a Schindler’s List), ma una profonda presa di coscienza sulla macchina cinema e sul rapporto dell’uomo moderno con l’immaginario cinematografico e non, il suo uso e il suo abuso, in un eterno ritorno di nietzschiana memoria, rendono Human Centipede Full Sequence non solo il film horror più importante degli ultimi vent’anni, ma IL film più importante del cinema contemporaneo, che non si appoggia su facili soluzioni estetiche per compiacere il grande pubblico, come quel saputello di Malick, ma si offre nella sua brutalità per non lasciare spazio allo spettatore indifeso e scavargli dentro, proprio come un centopiedi infilato nel culo.

(ovviamente non è vero un cazzo, il film fa cagare a spruzzo.)

Prut!

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3 commenti

Archiviato in le cose brutte di una volta, ma anche no

cominciò ch’era finita.

non che ne abbia voglia, però mi annoio. quindi niente, vi prometto sangue, sudore, sperma, formichieri e ben quattro coltelli da bistecca. leggete tenendo presente che io ho ragione e voi no.

salutiamo il patrono del blog e delle morti imbarazzanti.

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