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E la chiamano estate, ovvero E allora mangia la merda

Nel migliore dei mondi possibili, sarebbe questo manifesto a tappezzare le città.

Ma perché, si chiederanno i miei piccoli lettori, il film di Paolo Franchi vince due premi al grandioso e prestigiosissimo Festival Internazionale del Cinema di Roma (fosse stato chessò, d’Alessandria si poteva abbreviare con FICA, e invece no, merde) e subito il Malebolge apre le sue porte e lagrime di sangue scorrono copiose mentre tutti piangono lamentosi, percuotendosi il petto e strappandosi i capelli e il cielo si squassa e i cavalli non mangiano e le api non impollinano e l’erba più non cresce perché perché. Ma perché è un film di merda, brutte teste di cazzo di piccoli lettori che non siete altro. Il fatto è che io neanche so che cazzo dire da quanto quel film è una merda, ma perché non ci voglio io a dirvelo, pure se siete un po’ tardi, ma SI CAPISCE, è il film stesso che ti simula i movimenti peristaltici, roba che quelli dell’Activia hanno già denunciato Franchi e tutta la baracca per concorrenza sleale.

LA FORZA DEL LATTE LA BONTA’ DEL CIOCCOLATO! ah, no.

E nonostante ciò, tanti misteri avvolgono questa escrescenza tumorale che ci cresce sul culo e noi cerchiamo di coprire con i pantaloni bragaloni da negro. Presempio, io ancora non ho capito com’è possibile che ci siano volute ben QUATTRO PERSONE, quattro cervelli presumibilmente non lobotomizzati, a partorire una sceneggiatura che vanta frasi come “Una scopata non si nega a nessuno, tantomeno a una ex”? Come è possibile che ci siano voluti ben DUE direttori della fotografia per fare quella roba che se io giro un film attraverso il fondo sporco di una tazza usata per raccogliere i resti di una colostomia faccio una roba migliore. Come è possibile che nel 2012 si faccia un film DOPPIATO utilizzando il metodo NELLACONCA, senza una minima cura per la pulizia audio, senza l’esistenza di rumori d’ambiente o simili, ma solo un continuo vociare inespressivo e fuori sincrono, pure l’Associazione Ventriloqui Indefessi  s’è detta indignata. Dopo l’uscita di sto film, chi ancora riusciva ad accettare l’esistenza di Dio nonostante i poveribimbinegrimorti ora ha ormai perso ogni speranza di fronte a tale scempio.

speravo fossero fischi di proiettili.

SONO TUTTA PER TE. SONO QUI ANCHE DI NOTTE. SONO TUTTA PER TE. SONO TUTTA PER TE. SONO QUI ANCHE DI NOTTE.

Ma i problemi non si fermano a questo. Tutti credono che la gente sia indignata perché il film sia stato ritenuto “scandaloso”. Sì, è scandaloso, ma PERCHÉ FA SCHIFO AL CAZZO. Consapevoli di aver sfornato una merda, Paolofranchi ha attaccato pipponi ovunque difendendo il suo aborto nel gran nome dell’arte che SE A UN TOT NON PIACE AGLI ALTRI SI GNEGNEPAPPAPPERO denotando incredibili abilità dialettiche. Non ho voglia di stare a fare i conti, ma della circa cinquantina fra film e corti che ho visto al festival, il 96,3% di essi avevano scene di sesso ogni tre minuti, e quasi tutte erano cento volte più zozze di quelle con quella carriola storta della Ferrari. Nonostante questo si sono tutti convinti che il film è zozzo e perverso davvero, che tolto il fatto che non lo è, ma anche lo fosse STIGRANCAZZI, lo sanno tutti che i cinefili sono pipparoli senza appello e hanno le lenti a contatto di cartilagine di balena e se continuano con sto andazzo vedono pure laggente morta come l’idrocefalo del film nazista. Insomma, il problema è che qua si sta nascondendo un film di merda dietro al muro dell’oddio è un film zozzo, da una parte, e dietro al muro del cazzo vuoi è arte suca, dall’altro. Inutile dire che devono tutti morire male. Poi a me di premi e cazzi in agrodolce frega proprio una ceppa di minchia, a me Jeff Nichols sta pure simpatico, ma se poi si scopre che è mongoplettico la notte dormo lo stesso, per dire. Però insomma, non si fa. I fischi, le urla, durante la premiazione, sempre a farci riconoscere. Dico io, bisogna pensare in grande. Io avrei optato per gavettoni di sangre e mierda, roba che Carrie in confronto deve sembrare una miss maglietta bagnata qualsiasi. Insomma il punto è questo, il film fa cagare perché è fatto male, non perché abbia alcunché di scandaloso, però ci tiene a fare l’artsy fartsy e a darsi le pose intellettuali quando in realtà la qualità è più infima della peggio fiction di telemontecarlo, cioè non sta bene neanche fare i paragoni con Gli occhi del cuore perché qua siamo su altri livelli. Ora Franchi e la sua ghenga di scampaforca se la bullano come se fossero i paladini dell’amore che devono combattere contro la censura e la morale bigotta italiana, quando in realtà sono il KRAKEN DELLA MERDA e meritano solo di essere ignorati e spernacchiati, ma poco, sennò ci godono.

BEHOLD THE KRAKEN

Alla conferenza stampa si sono presentati così, giuro.

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Marfa Girl, ovvero fai vedere sulla bambola dove Larry Clark ti ha toccato

Quel simbaticone di Larry Clark che ci aveva regalato perle del calibro di NIENTE, tutti i suoi film fanno cagare, però c’avete creduto per un secondo eh. Io qualche roba sua da giovane imberbe l’avevo vista, e ora vi racconto a memoria le interessantissime vicende narrate:

  • Kids: adolescenti che scopano. Che disaggio.
  • Ken Park: adolescenti che scopano. Mi sa che ci scappa il morto, o due.
  • Bully: il morto ci scappa di sicuro ma dopo molto tempo. Non ricordo se ci sono gli adolescenti che scopano ma sulla fiducia dico di SI.
  • Impaled: adolescente che fa provini per un porno. Colpo di scena: scopa.

Volete sapere la trama di Marfa Girl? SICURI? Dai che ci arrivate da soli. Indizio: adolescenti che scopano. Ci scappa un morto. LARRY COME ABBIAMO FATTO SENZA DI TE PER SEI ANNI DICO IO.

una filosofia di vita

Ma che hai fatto in questi sei anni di nulla? VE LO DICO IO. ha affinato le sue abilità di sceneggiatore. Perché se c’è qualcosa di cui abbiamo bisogno nel 2012 è un film dove dei fattoni discutono questioni di vitale importanza come “oh cioè ma com’è che se una ragazza scopa molto è una puttana e se un ragazzo scopa molto è un figo? Cioè mica giusto.” Qualcosa mi dice che questa è anche la tecnica con cui il caro Larry si fa amiche le quattordicenni in chat, nascondendosi dietro a nick come Tw1nC3sT_96 per non destare sospetti. Come ulteriore prova dell’infaticabile vita di Larry on da web, egli ci tiene a farci sapere che è iscritto a 4chan piazzando a metà film vari screenshot del noto Blue Waffle che fa la gioia di grandi e piccini. Sì ochei ma andiamo con ordine, chi sono i protagonisti, che racconta il film? MA NIENTE, teste di piciu, che vi aspettavate. ADOLESCENTI NUDI! DROGHE! BAFFETTI MORBIDI DA PUBERTÁ PROLUNGATA! PROTOPEDOFILIA! CAGATE NEW AGE! CANI E GATTI INSIEME! In tutto ciò però ci stanno anche le importantissime tematiche sociali, come “cioè ma te che sei ispanico come fai a fare la guardia di frontiera cioè ma che storie ti fai”. Non vi abbasta? C’è pure l’introspezione psicologgica oh! Robe del calibro di “sono deviato perché mio padre mi menava E A ME PIACEVA ODDIO” cioè capito, robe che Cronenberg si sta ancora a magna’ le mani perché le poteva inserire nel suo film di merda con gli psicanalisti che si leccano i sigari a vicenda e invece no. Poi ovviamente mica si può sempre pensare alle cose serie, quindi ci sono scene che hanno senso solo nella mente sua, come quella dove la professoressa incinta decide di MENARE IL CULO del protagonista CON UN PALETTO DI LEGNO giusto per FESTEGGIARE IL SUO COMPLEANNO, quelle scene che tu al massimo ti immaginavi sarebbero potute essere inserite solo nei film con la Fenech e Vitali e invece stanno IN UN FILM CHE HA VINTO IL FESTIVAL DI ROMA MORTACCI VOSTRA DOVRESTE ELEMOSINARE A TERMINI. Ma non tutto è perduto, almeno per me. Appena finisco di scrivere sto pezzo mettero una camicia a quadri, vans e berretto di lana, farò venti autoscatti mentre mi lecco l’ombelico e manderò tutto a Larry, che di sicuro mi riserverà una particina nel suo prossimo capolavoro.

Ma vabbe’, magari Larry ha solo bisogno di altro tempo per riflettere. Dicci Larry, qualche idea su cosa verterà la tua prossima pellicola?

Larry Clark: un regista che scende nel profondo dell’essere umano. Meglio se minorenne.

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Cannes a Roma 2012, ovvero nostalgia per le piaghe medievali

Ore 16.00 – Apertura botteghino [La mentalità dei Lemmings & profitti inauspicati]

A roma la gente non ha un cazzo da fare e si presenta in biglietteria alle 16 nonostante il film sia alle 20.30.
A roma la gente ha un sacco di amici e compra i biglietti a fisarmoniche da 20.
A roma la gente va a vedere solo il film che ha vinto.
A roma la gente non conosce il regista del film che ha vinto. Non conosce neanche il film. Però sì.

Pure se sono previste riduzioni sul biglietto, a quanto pare ci rosicano a farti pagare di meno, quindi sticazzi, oggi solo prezzo pieno.
A me va bene lo stesso, ché tanto la cassiera s’è confusa e si è presa un solo biglietto da venti. E ci ha dato due volte il resto.

Ore 18.15 – La Sirga [Anziani da bruciare & bestemmie a intermittenza]

La maggior parte del pubblico è composto da vecchi che non hanno fatto in tempo a prendere i biglietti per Amour, e hanno ripiegato su questo. Per cause misteriose che coinvolgono divinità lovecraftiane e antiche maledizioni Maya, io mi trovo sempre le vecchie rompicoglioni che si sentono in dovere di commentare ogni passaggio del film:

  • [Titoli di testa, la vecchia parla come se nulla fosse, molti chiedono il silenzio] “Eh oh, quante storie, non è neanche iniziato!”
  • [Compare il titolo] “Oh ma che sarà ‘sta sirga, io mica l’ho capito.”
  • [Un personaggio mangia una normalissima zuppa di fagioli] “Ma che si mangiano ‘sti qua oh, mamma mia che schifo, cibi esotici!”
  • [Ogni 17 minuti circa la vecchia emetteva un sospiro acuto e agonizzante tipo sfiatatoio di balena morta che rigetta gli ultimi aliti]
  • “Oh ma hai controllato quando finiva? Non hanno fatto l’intervallo.” [Nell’ingresso c’è un cartello in cui a caratteri enormi si spiega che NON si effettuano intervalli]
  • [Sul finire del film] “Ah ma quindi sen’è andato? No, che ha fatto? Non l’ho capito. Perché finiva così?”
  • [Titoli di coda] “Ma che sono tutti ‘sti nomi? Io non l’ho vista tutta ‘sta gente nel film!”
  • [Si riaccendono le luci] “Eh beh però, si vede che era proprio un tipico film sudamericano!”

Credete che questo fosse il male minore? MANCO PER IL CAZZO.
Durante la proiezione si accendono le luci principali. Dopo due o tre minuti, dopo aver fatto notare la cosa, si spengono. Dopo poco, si accendono quelle minori. Di nuovo, vengono spente solo dopo i lamenti del pubblico. Dopo un quarto d’ora si riaccendono quelle grandi, dopo poco si rispengono. Le luci hanno continuato ad alternarsi per tutto il film.

Sarà questo il fondo della serata? CAZZO CHE NO.
Insieme al concerto di luci, da circa metà film fino alla fine ci siamo potuti godere le bestemmie e le sbroccate del macchinista, o chi per esso. Riesco a distinguere ogni parola, visto che La Sirga è un simpatico film contemplativo in cui fra ogni linea di dialogo c’è prima mezz’ora di silenzio e fruscii di foglie. Quindi ho potuto chiaramente udire frasi come “MA JE DEVI DI’ CHE IO DA QUA NUN POSSO FA ‘N CAZZO! MA CHI CE STA GIÙ? MA ALLA DUE O ALLA UNO? DIJE CHE DEVE STA SOTTO MORTACCI SUA!”

Ore 20.30 – Amour [La fiera der Tufello]

È squisitamente ironico il fatto che il pubblico presente in sala per vedere un film su dei vecchi prossimi alla morte fosse composto per tre quarti buoni da vecchi prossimi alla morte.

Dopo pochi minuti, l’organizzatore (credo, non lo so, sticazzi) della rassegna spiega che per un problema tecnico dell’ACEA, quindi non di competenza del cinema, la proiezione sta subendo qualche ritardo, ma si dovrebbe risolvere entro breve e, nel caso non si risolvesse, il biglietto sarà rimborsato. A quanto pare il pubblico romano non ce sta eccheccazzo, quindi partono subito invettive bburine che manco er monnezza dei tempi d’oro.

  • “Tutti i film che proiettiamo sono digitalizzati, quindi c’è qualche problema tec-” “UUUH IL DIGGITALE ANVEDI OOH, CHE BELLO IL DIGGITALE, È DA QUINDIC’ANNI CHE ESISTE IL DIGGITALE”
  • “Comunque è un problema di energia, perché di mattina abbiamo fatto le prove e il film si vedeva bene, quind-” “OOOH DE MATTINA LE DOVEVATE FA’ LE PROVE COGLIONI”
  • “Il problema si sta risolvendo eh, dovete solo pazient-” “MA CHE CE STATE QUA A PRENDERCI PER IL CULO”

Pensa te quanto ci tenevano a vedere il film. In tutto ciò, un vecchio poco distante continuava a commentare a voce alta dicendo “Aò, ma il vero film è quello là oh”. Ha ripetuto ‘sta frase dalle sette alle undici volte, e ciascuna volta non sel’è inculato nessuno.

Coronazione del tutto, dopo neanche dieci minuti il film parte. Non mi pare di aver visto nessuno scusarmi per il comportamento da imbruttitori de borgata.

A quanto pare pure a metà giugno, è impossibile evitare il solito concerto di tosse, starnuti e catarro per tutta la durata del film. L’età media del pubblico che sfiora i 60 non aiuta. Nonostante ciò, la proiezione è andata bene, senza vecchie rompicoglioni nei dintorni. Unica nota di merito, durante una scena di dialogo, il tizio due posti oltre il mio ha urlato nell’orecchio della sua vicina “HANEKE È IL MAESTRO DEI SILENZI!”. Io mi stavo strappando le unghie a morsi.

Ore 23.30 circa – Fine proiezione, uscita [Opinioni non richieste di pretenziose sacche scrotali]

  • “Eh, un regista così si può permettere tutto”
  • “Eh guarda, non un capolavoro però bello eh.”
  • “Eh ma io preferivo Il Nastro Bianco, devo essere sincero.”
  • “Sembra una di quelle cose no però ecco questa più intima.”
  • “Eh oh ma gli hanno dato tutti 8.5, 9, 9.5!” “Eh sì sì secondo me proprio da 9”
  • “Però oh sempre ‘ste cose di piangere.”

Se la mia sanità mentale me l’avesse concesso, mi sarei trattenuto ad ascoltare ancora scempi del genere, ma mi usciva la bile dagli occhi, quindi no.

 

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L’angolo dell’autocritica e della combustione spontanea: Carnage

ma davvero oh

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In the market, ovvero vedetelo cazzo

Ecco, io ora vorrei convincervi a vedere In the market, però è inutile scrivere qualcosa, in realtà basterebbe il trailer.

Scrivere qualcosa riguardo a questo film va oltre le mie capacità e la mia sanità mentale, per cui mi limiterò a riportare alcuni stralci dei brillantissimi dialoghi che compongono “il miglior horror italiano degli ultimi anni”.

– Salve!
– Come va?
– Mi scusi, non so se potrà darmi una mano, forse questo non è il suo reparto.
– Ha ragione, questo non è succo di fragola… Ma mi dica, posso aiutarla lo stesso?
–  Grazie, perché non sono di qui. Sa dove posso trovare lo zucchero?

– Almeno non saremo soli, come cani soli, in questa solitudine!

– Stronzette! Chi è che si piscia sotto ora?
– Non volevamo offendere nessuno!
– E io invece mi sono offeso! Dopotutto, pisciare è un’esigenza vitale.

– Questo non è un ballo in maschera è una rapina! Altrimenti il mio bel cannone avrebbe un bel tappo rosso sulla punta, ma non cel’ha!

– Non è un paese per vecchi! Non è un paese per vecchi! Non è un paese per vecchi!
– Dai, smettila con questa cantilena.
– Tu non capisci il valore intrinseco di questa frase.

– L’apocalisse arriverà su un cavallo nero! Oh oddio, sono esausta.
– Grazie.
– In bocca al lupo!

– Siamo alle poste benzinaio? Siamo alle poste? Dammi una cazzo di risposta! Perché ora alle poste usano questo cazzo di internet e non ci sono più liquidi, per fortuna che i benzinai non lo usano!

[Pippone interminabile del cannibale che non ho voglia di trascrivere]

– [Il cannibale snocciola un elenco di nozioni random sul cannibalismo] Come faccio a sapere tutto questo? Una laurea in antropologia buttata e un discreto pallino per internet.

– Siamo tutti cannibali. Dopotutto, chi non si è mai mangiato le pellicine intorno alle unghie?

capito?

 

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The Human Centipede II (Full Sequence), ovvero l’eterno ritorno dell’autofagocitazione postmoderna.

La solita critica ottusa vuole farci credere che Tom Six sia un incapace, colpevole di aver confezionato due film ai limiti della spazzatura, ma sappiamo bene che la maggior parte dei veri geni è stata boicottata e incompresa, salvo poi furbette riscoperte post mortem. Alle critiche secondo cui il primo episodio di Human Centipede fosse troppo autocompiaciuto e non osasse abbastanza, Six risponde con uno dei migliori horror degli ultimi anni, forse, finalmente, la pellicola che segnerà la rinascita di un genere ormai da troppo tempo dato per morto.

Se il primo film poteva sembrare incerto, questo secondo capitolo alza la posta in gioco e mostra il talento visionario del regista ai suoi massimi livelli. Il superbo bianco e nero, degno della miglior tradizione noir americana, ci inserisce subito in un’atmosfera molto più cupa e malinconica di quanto visto precedentemente. Ma questa è solo la prima di tante citazioni e rimandi al mondo del cinema, in un gioco metatestuale e narrativo che a poco a poco svela le sue trame. Le scelte di casting si rivelano eccezionali, con la predilezione per una fisiognomica lombrosiana che ricorda da vicino il grandissimo Fellini.

Che lineamenti! Che impatto!

La storia è un continuo rimando all’opera stessa (persino la famosa tagline non sfugge alla tagliente ironia di Six), ma questa volta ci troviamo di fronte a personaggi solo all’apparenza grotteschi o surreali, quasi usciti da un impasto burroughsiano amalgamato con un po’ di assurdo beckettiano e masticato e sputato con ferocia da Buñuel (quello del periodo messicano, però). Ma solo un’occhio attento bollerebbe i personaggi come stereotipati, in realtà lo scavo psicologico è incredibilmente profondo e stimolante, anche se condotto con metodi non certo ortodossi.

Che profondità!

Tutto ciò non impedisce comunque di premere l’acceleratore sul gore, quasi ad accontentare chi si lamentava del primo episodio, ritenendolo troppo pudico. Per gli amanti del genere possiamo assicurare che la carne al fuoco è tanta, e Six la serve al sangue, tanto da far rischiare l’indigestione pure a Roth, Laugier, Spasojević e compagnia.

Ciò che a un’occhio poco attento può sembrare un film ripetitivo è in realtà una superba messa in scena che ha nella medesima struttura la sua chiave di lettura. La trama replica se stessa perché è in realtà la riproduzione della struttura dei centopiedi: sezioni che camminano una dietro l’altra, apparentemente uguali, ma ognuna dotata di moto proprio. Ci troviamo quindi di fronte a un’opera postpostmoderna, che si autofagocita per cagarsi in bocca contemporaneamente e vivere così dei suoi scarti.

Che composizione!

Il gioco di rimandi non è quindi fine a se stesso (anche se sono particolarmente gustosi gli omaggi a Tarantino e a Schindler’s List), ma una profonda presa di coscienza sulla macchina cinema e sul rapporto dell’uomo moderno con l’immaginario cinematografico e non, il suo uso e il suo abuso, in un eterno ritorno di nietzschiana memoria, rendono Human Centipede Full Sequence non solo il film horror più importante degli ultimi vent’anni, ma IL film più importante del cinema contemporaneo, che non si appoggia su facili soluzioni estetiche per compiacere il grande pubblico, come quel saputello di Malick, ma si offre nella sua brutalità per non lasciare spazio allo spettatore indifeso e scavargli dentro, proprio come un centopiedi infilato nel culo.

(ovviamente non è vero un cazzo, il film fa cagare a spruzzo.)

Prut!

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