Archivi tag: 2012

Cannes a Roma 2012 pt. II, ovvero Non ti abbastava

Si respira sempre un’atmosfera tersa, di tensione ferina, a queste rassegne qua. Un po’ come l’omosessualità latente in ogni spogliatoio maschile, solo che in questo caso probabilmente ti si inculano a tradimento al solo scopo di rubarti il biglietto. Cheppoi continu0 a non capire questa violenza, specie del pubblico attempato. Capisco che l’unico appuntamento importante previsto nel loro futuro sia la morte, ma vederli litigare come i coatti in discoteca è sempre uno spettacolo disturbante. Detto ciò, ecco altre importantissime scoperte socio-antropologiche gentilmente forniteci dal pubblico pagante romano:

  • Il 93% del pubblico pagante romano non possiede filtro fra cervello e cavo orale, e sente il dovere di esprimere le sue rudimentali e primitive emozioni rilasciando nell’atmosfera versi gutturali come “eò”, “ouh” e “iimmrhshfsh”.
  • L’85% del pubblico pagante romano non è abituato ai film di menare e di sangre e ci rimane male quando partono gli schizzi. Gente oltre i 50 che si copre gli occhi col giacchetto per due pizze e un po’ di sangue, non so se mi spiego.
  • Il 100% del pubblico pagante romano che si è sentito in dovere di esprimere il suo sdegno verso la pellicola di Reygadas (che pur non essendo in sala di sicuro sarà stato interessatissimo all’opinione dell’ominide medio romano) ha provato a lanciare fischi di scherno, ma ha fallito miseramente. Dovevano essere degli acuti fischi da pastore sdentato, ma sono suonati più come richiami sfiatati per cani.
  • Il 98% del pubblico pagante romano non vuole che gli si spieghi il film, men che meno la trama. Nonostante passino le tre ore precedenti alla proiezione a sfogliare forsennatamente con dita sudate il programma ormai sgualcito, leggendo alla nausea ogni sinossi, alla vista di un critico cinematografico che cerca di introdurre e contestualizzare il film, partono fischi, applausi anticipati e insulti. La frase più gettonata è stata: “NON DI’ NIENTE LO VOLEMO VEDE’ DA SOLI IL FILM”. Era stato invitato il direttore della Quinzane, s’è avvicinato al microfono, poi ha squadrato bene il pubblico e ha desistito.
  • Il 99.5% del pubblico pagante romano è rimasto fermo alla prima media, quando il professore diceva “crema” e tutti ridacchiavano. Ogni scena di sesso, o riferimento ad esso, è accolta da grasse risate, ma non quelle “HAHA” ebbasta, quelle che poi continuano a singhiozzi come se ti avessero squassato il baricentro emotivo e ti rendono un tricheco spastico e continui per decine di minuti a fare “HAHAHaha eh ha oddio oddio ha eh AHHA eh eh”.
  • Un buon 60% bello compatto del pubblico romano ride se vede i negri. Non so che altro aggiungere.
  • La parte di pubblico pagante romana non composta da relitti della seconda guerra mondiali è divisa fra giovini (pochi), gente normale (pochissima) e cinefili attempati. Quest’ultima categoria è la più inquietante: i cinefili attempati tendono ad addensarsi nelle prime file, portano sempre accostamenti vestiari di dubbio gusto (e non portati in maniera ironica, almeno loro), sono soliti sudare abbondantemente (dettaglio percepibile dall’aspetto della pelle, che rasenta il semi anfibio, e l’odore che emettono), hanno gli occhiali senza montatura e tendono a mettere a disagio chiunque incroci il loro sguardo. Ovviamente sono sempre soli, ma probabilmente nessuno è alla loro altezza.

Le statistiche percentuali sono state fornite da stocazzo. 

Concludo con le frasi memorabili auscultate non per mio volere e che continuano a farmi sperare in un olocausto nucleare:

  • “Ah io Tree of Life l’ho visto” “Eeeh guarda una rottura di palle” “Ma era quello con le scene tutte strane” “Sì ma poi quelle cose da National Geographic” – vecchie coltissime che hanno proprio capito tutto
  • [Dopo la proiezione di Paradies: Liebe] “Haha, aò ma hai visto, se nun ce stava Moretti alla giuria vinceva questo sicuro, però nun lo può far vincere, c’ha un sacco de problemi con il sesso Moretti.” [Detto da una vecchia che ha riso come una capra ad ogni scena di sesso]

E bon, basta, ancora oggi e poi sarà tutto finito. Ho perso cinque anni di vita per vedere cinque film. 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in indiegnazione, le cose brutte di una volta, ma anche no

Cannes a Roma 2012, ovvero nostalgia per le piaghe medievali

Ore 16.00 – Apertura botteghino [La mentalità dei Lemmings & profitti inauspicati]

A roma la gente non ha un cazzo da fare e si presenta in biglietteria alle 16 nonostante il film sia alle 20.30.
A roma la gente ha un sacco di amici e compra i biglietti a fisarmoniche da 20.
A roma la gente va a vedere solo il film che ha vinto.
A roma la gente non conosce il regista del film che ha vinto. Non conosce neanche il film. Però sì.

Pure se sono previste riduzioni sul biglietto, a quanto pare ci rosicano a farti pagare di meno, quindi sticazzi, oggi solo prezzo pieno.
A me va bene lo stesso, ché tanto la cassiera s’è confusa e si è presa un solo biglietto da venti. E ci ha dato due volte il resto.

Ore 18.15 – La Sirga [Anziani da bruciare & bestemmie a intermittenza]

La maggior parte del pubblico è composto da vecchi che non hanno fatto in tempo a prendere i biglietti per Amour, e hanno ripiegato su questo. Per cause misteriose che coinvolgono divinità lovecraftiane e antiche maledizioni Maya, io mi trovo sempre le vecchie rompicoglioni che si sentono in dovere di commentare ogni passaggio del film:

  • [Titoli di testa, la vecchia parla come se nulla fosse, molti chiedono il silenzio] “Eh oh, quante storie, non è neanche iniziato!”
  • [Compare il titolo] “Oh ma che sarà ‘sta sirga, io mica l’ho capito.”
  • [Un personaggio mangia una normalissima zuppa di fagioli] “Ma che si mangiano ‘sti qua oh, mamma mia che schifo, cibi esotici!”
  • [Ogni 17 minuti circa la vecchia emetteva un sospiro acuto e agonizzante tipo sfiatatoio di balena morta che rigetta gli ultimi aliti]
  • “Oh ma hai controllato quando finiva? Non hanno fatto l’intervallo.” [Nell’ingresso c’è un cartello in cui a caratteri enormi si spiega che NON si effettuano intervalli]
  • [Sul finire del film] “Ah ma quindi sen’è andato? No, che ha fatto? Non l’ho capito. Perché finiva così?”
  • [Titoli di coda] “Ma che sono tutti ‘sti nomi? Io non l’ho vista tutta ‘sta gente nel film!”
  • [Si riaccendono le luci] “Eh beh però, si vede che era proprio un tipico film sudamericano!”

Credete che questo fosse il male minore? MANCO PER IL CAZZO.
Durante la proiezione si accendono le luci principali. Dopo due o tre minuti, dopo aver fatto notare la cosa, si spengono. Dopo poco, si accendono quelle minori. Di nuovo, vengono spente solo dopo i lamenti del pubblico. Dopo un quarto d’ora si riaccendono quelle grandi, dopo poco si rispengono. Le luci hanno continuato ad alternarsi per tutto il film.

Sarà questo il fondo della serata? CAZZO CHE NO.
Insieme al concerto di luci, da circa metà film fino alla fine ci siamo potuti godere le bestemmie e le sbroccate del macchinista, o chi per esso. Riesco a distinguere ogni parola, visto che La Sirga è un simpatico film contemplativo in cui fra ogni linea di dialogo c’è prima mezz’ora di silenzio e fruscii di foglie. Quindi ho potuto chiaramente udire frasi come “MA JE DEVI DI’ CHE IO DA QUA NUN POSSO FA ‘N CAZZO! MA CHI CE STA GIÙ? MA ALLA DUE O ALLA UNO? DIJE CHE DEVE STA SOTTO MORTACCI SUA!”

Ore 20.30 – Amour [La fiera der Tufello]

È squisitamente ironico il fatto che il pubblico presente in sala per vedere un film su dei vecchi prossimi alla morte fosse composto per tre quarti buoni da vecchi prossimi alla morte.

Dopo pochi minuti, l’organizzatore (credo, non lo so, sticazzi) della rassegna spiega che per un problema tecnico dell’ACEA, quindi non di competenza del cinema, la proiezione sta subendo qualche ritardo, ma si dovrebbe risolvere entro breve e, nel caso non si risolvesse, il biglietto sarà rimborsato. A quanto pare il pubblico romano non ce sta eccheccazzo, quindi partono subito invettive bburine che manco er monnezza dei tempi d’oro.

  • “Tutti i film che proiettiamo sono digitalizzati, quindi c’è qualche problema tec-” “UUUH IL DIGGITALE ANVEDI OOH, CHE BELLO IL DIGGITALE, È DA QUINDIC’ANNI CHE ESISTE IL DIGGITALE”
  • “Comunque è un problema di energia, perché di mattina abbiamo fatto le prove e il film si vedeva bene, quind-” “OOOH DE MATTINA LE DOVEVATE FA’ LE PROVE COGLIONI”
  • “Il problema si sta risolvendo eh, dovete solo pazient-” “MA CHE CE STATE QUA A PRENDERCI PER IL CULO”

Pensa te quanto ci tenevano a vedere il film. In tutto ciò, un vecchio poco distante continuava a commentare a voce alta dicendo “Aò, ma il vero film è quello là oh”. Ha ripetuto ‘sta frase dalle sette alle undici volte, e ciascuna volta non sel’è inculato nessuno.

Coronazione del tutto, dopo neanche dieci minuti il film parte. Non mi pare di aver visto nessuno scusarmi per il comportamento da imbruttitori de borgata.

A quanto pare pure a metà giugno, è impossibile evitare il solito concerto di tosse, starnuti e catarro per tutta la durata del film. L’età media del pubblico che sfiora i 60 non aiuta. Nonostante ciò, la proiezione è andata bene, senza vecchie rompicoglioni nei dintorni. Unica nota di merito, durante una scena di dialogo, il tizio due posti oltre il mio ha urlato nell’orecchio della sua vicina “HANEKE È IL MAESTRO DEI SILENZI!”. Io mi stavo strappando le unghie a morsi.

Ore 23.30 circa – Fine proiezione, uscita [Opinioni non richieste di pretenziose sacche scrotali]

  • “Eh, un regista così si può permettere tutto”
  • “Eh guarda, non un capolavoro però bello eh.”
  • “Eh ma io preferivo Il Nastro Bianco, devo essere sincero.”
  • “Sembra una di quelle cose no però ecco questa più intima.”
  • “Eh oh ma gli hanno dato tutti 8.5, 9, 9.5!” “Eh sì sì secondo me proprio da 9”
  • “Però oh sempre ‘ste cose di piangere.”

Se la mia sanità mentale me l’avesse concesso, mi sarei trattenuto ad ascoltare ancora scempi del genere, ma mi usciva la bile dagli occhi, quindi no.

 

4 commenti

Archiviato in indiegnazione, le cose brutte di una volta, ma anche no