The Artist, ovvero Pavlov strikes back

Se dovessimo dar retta alla stampa e ai critici, saremmo indotti a credere che The Artist sia un film, ma questo è solo quello che il malvagio governo dei musi gialli in combutta con la lobby dei cazzi scappellati vuole farci credere. The Artist è a tutti gli effetti un efficiente macchinario per trasformare l’innocuo spettatore in un mongospastico. Numerosi studi hanno dimostrato che il 98% degli spettatori, dopo la visione del film, era colto da violenti spasmi, accompagnati da commenti disarticolati e pavloviani, tutti però concordi sulla bellezza e poeticità della pellicola appena vista.

Tutto ciò è chiaramente dovuto alla subdola macchinazione mediatica per cui, con mesi di anticipo, lo stolto spettatore è stato indotto a pensare che la suddetta pellicola avesse una qualche valenza artistica o culturale. In breve tempo, il cervello microcefalico dello spettatore ha acquisito la facile equazione “The Artist = Capolavoro“, ed è pronto a sfoggiarla davanti ad amici e colleghi, come un novello enricoghezzi proiettato verso la cultura, quella complicata.

"Ragazzi, avete sentito? Un film in bianco e nero! Nel 2011!"

L’esperimento è stato indubbiamente audace, viste le esili basi su cui poggiava le sue fondamenta, riassumibili schematicamente in tre punti:

  1. è un film muto
  2. è in bianco e nero
  3. È UN FILM MUTO E IN BIANCO E NERO E SIAMO NEL 2011 ODDIO CHE CAPOLAVORO

Avvolto da queste certezze come un eschimese nel lardo di tricheco, lo spettatore rifugge allo sgomento naturale che assale solitamente gli individui della sua specie di fronte a pellicole monocromatiche, conscio di aver guadagnato un sacco di spessore di occhiali in più.

Reazione tipica dello spettatore medio di fronte a pellicole in bianco e nero.

Il timore per il possibile fallimento del piano di indottrinamento è riscontrabile dall’inserimento, nel progetto, di un buffo cagnetto, che oltre a far sentire a proprio agio gli spettatori, suggerendo velatamente che non c’è nulla di male a tirar fuori la lingua e sbavare a comando, rimane sempre l’esca più efficace, seconda solo alla famigerata F.I.G.A.©. Questa tecnica viene usata con malcelata nonchalance, riscuotendo sempre ottimi riscontri (Paddy Considine, con questa tecnica, ci si pulisce il culo).

L’esperimento si può quindi dire completamente riuscito, l’aria è alfine satura di cagnetti sbavanti che sostengono quanto sia originale e bello e poetico e romantico un film muto e oddio in bianco e nero nel 2011, totalmente ignari che, nell’ombra, trama gente che questa roba la fa da anni, meglio, e senza rompere il cazzo a nessuno.

"Oh Hazanacoso, zitto 'mpo' o te apro 'r culo con un forcipe."

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9 commenti

Archiviato in le cose brutte di una volta, ma anche no, opinioni non retribuite

9 risposte a “The Artist, ovvero Pavlov strikes back

  1. Sapevo che avresti sventrato ‘sta roba.
    Poi io non l’ho visto, per la carità. Magari lo vedrò. Però, ecco, quando comincio a leggere cose tipo “sublime poesia delle immagini” sbratto.

  2. Sì, ecco, vero, ma mi sarebbe piaciuto vedere Refn che vinceva. Io ogni tanto vorrei aver ragione nella vita.

    • ma vabbe’ dai, refn è da anni che va avanti senza che nessuno se lo cagasse di striscio, ora si sono accorti tutti che esiste, qualche riconoscimento glielo daranno. insomma, pure Lynch non gli avevano fatto vincere Cannes con Velluto Blu, e gli hanno dato il contentino l’anno successivo per quella roba là poco definibile che è Wild at Heart. insomma, sticazzi dei premi, viva la vaggina e il cazzo di fassbender.

  3. Pingback: E comunque si dice Macchina da Presa | ilgiornodeglizombi

  4. Ok tra questo post e i commenti di Lucia ormai sono quasi convinta a vedere sto film “demmerda”!
    Posso dire che anni fa uscì Clerks, che non ha vinto nessun oscar ma divenne famosissimo tra “la gente comune”: realizzato in b/n perchè il regista che lo fece ci lavorava in quell’emporio di notte e in b/n si vedeva meno il cambio di luce notte/giorno. Gli attori sono suoi amici (e diventatti abbastanza famosi dopo quel film) e non so quanto ci ha guadagnato sopra! Ora prima di sputare altre sentenze su sto the artist credo me lo andrò a vedere per ulrare allo scandalo o piangere di commozione per un film CAPOLAVORO!

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