la gente lo reclama. tutti hanno occhi solo per lui. chi se lo incula il cagnetto di the artist, laggente vuole il cazzo di fassbender. i tempi sono ormai maturi, il culto spontaneo sta sorgendo, noi possiamo solo essere devoti.
amen!
la gente lo reclama. tutti hanno occhi solo per lui. chi se lo incula il cagnetto di the artist, laggente vuole il cazzo di fassbender. i tempi sono ormai maturi, il culto spontaneo sta sorgendo, noi possiamo solo essere devoti.
amen!
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Se dovessimo dar retta alla stampa e ai critici, saremmo indotti a credere che The Artist sia un film, ma questo è solo quello che il malvagio governo dei musi gialli in combutta con la lobby dei cazzi scappellati vuole farci credere. The Artist è a tutti gli effetti un efficiente macchinario per trasformare l’innocuo spettatore in un mongospastico. Numerosi studi hanno dimostrato che il 98% degli spettatori, dopo la visione del film, era colto da violenti spasmi, accompagnati da commenti disarticolati e pavloviani, tutti però concordi sulla bellezza e poeticità della pellicola appena vista.
Tutto ciò è chiaramente dovuto alla subdola macchinazione mediatica per cui, con mesi di anticipo, lo stolto spettatore è stato indotto a pensare che la suddetta pellicola avesse una qualche valenza artistica o culturale. In breve tempo, il cervello microcefalico dello spettatore ha acquisito la facile equazione “The Artist = Capolavoro“, ed è pronto a sfoggiarla davanti ad amici e colleghi, come un novello enricoghezzi proiettato verso la cultura, quella complicata.
L’esperimento è stato indubbiamente audace, viste le esili basi su cui poggiava le sue fondamenta, riassumibili schematicamente in tre punti:
Avvolto da queste certezze come un eschimese nel lardo di tricheco, lo spettatore rifugge allo sgomento naturale che assale solitamente gli individui della sua specie di fronte a pellicole monocromatiche, conscio di aver guadagnato un sacco di spessore di occhiali in più.
Il timore per il possibile fallimento del piano di indottrinamento è riscontrabile dall’inserimento, nel progetto, di un buffo cagnetto, che oltre a far sentire a proprio agio gli spettatori, suggerendo velatamente che non c’è nulla di male a tirar fuori la lingua e sbavare a comando, rimane sempre l’esca più efficace, seconda solo alla famigerata F.I.G.A.©. Questa tecnica viene usata con malcelata nonchalance, riscuotendo sempre ottimi riscontri (Paddy Considine, con questa tecnica, ci si pulisce il culo).
L’esperimento si può quindi dire completamente riuscito, l’aria è alfine satura di cagnetti sbavanti che sostengono quanto sia originale e bello e poetico e romantico un film muto e oddio in bianco e nero nel 2011, totalmente ignari che, nell’ombra, trama gente che questa roba la fa da anni, meglio, e senza rompere il cazzo a nessuno.
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continuo a non capire come si possa definire basata sulla psicologia dei personaggi una serie il cui casting è stato fatto da Lombroso in persona.
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